Assisi 2026: la tecnologia che fa un passo indietro

In occasione dell’Ostensione 2026, Assisi ha adottato un modello di sicurezza innovativo e discreto, fondato sull’ascolto del territorio, sulla collaborazione tra istituzioni e imprese e sull’uso misurato della tecnologia. Sistemi intelligenti, AI e piattaforme integrate hanno supportato il lavoro umano senza sostituirlo, garantendo protezione senza invadere l’esperienza spirituale dei pellegrini. Il progetto propone una visione della tecnologia come servizio alla comunità, ispirata a un’idea di innovazione sobria, relazionale e profondamente umana.

Il lavoro, luogo in cui si respira la libertà

Ci sono parole ed espressioni che, a forza di essere ripetute, si logorano come monetine passate di mano in mano.
“Work-life balance”, per esempio, sembra ormai un dogma: da una parte il lavoro, gravato di doveri e costrizioni; dall’altra la vita, immacolata e inafferrabile, che inizia solo quando il badge scatta sull’uscita.
È un’idea talmente radicata che fatichiamo a immaginare alternative: eppure basta aprire a caso un libro di storia, o anche solo lasciare che la memoria collettiva faccia capolino, per accorgersi che la vicenda umana è stata plasmata da persone che nel lavoro hanno trovato, più che una prigione, la propria liberazione.

L’uomo diviso. Animal Laborans e Homo Faber tra alienazione e creatività.

Arendt distingue chiaramente il lavoro dall’opera:
– Il Lavoro, prodotto dell’animal laborans, è un’attività necessaria e ciclica, destinata al consumo immediato e intrinsecamente legata alla sopravvivenza biologica.
È marchiato dalla transitorietà e dalla fugacità.
– L’Opera, invece, è il prodotto dell’homo faber, il quale costruisce un mondo di oggetti durevoli che trascendono la vita biologica, costituendo la base del vivere comune.